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LE ASSOCIAZIONI DEI MIGRANTI A ROMA: UNA REALTÀ DA VALORIZZARE

Sono molte, si basano sul volontariato, fanno tante cose, creano dialogo e positività. Una ricerca ce le racconta

Nell’area metropolitana di Roma l’ associazionismo dei migranti rappresenta una realtà dinamica, in grado di giocare un ruolo positivo nei processi di inclusione e di promozione del dialogo tra comunità straniere e popolazione italiana. La dinamicità si vede dal fatto che, alle associazioni di migranti ormai storiche, se aggiungono di nuove ogni anno. Il ruolo positivo è invece rappresentato dalla ricchissima offerta di attività sociali e culturali, che vanno a beneficio non solo dei migranti, ma dell’intera cittadinanza. Inoltre, l’associazionismo dei migranti può avere un impatto costruttivo non solo per quello che fa, ma anche per la positiva immagine che trasmette: quella di un fenomeno migratorio che mette fattivamente a disposizione del territorio energie e capacità.

Questo non esclude che esistano anche elementi di fragilità: spesso le associazioni hanno vita breve, altre volte continuano ad operare, ma non crescono e stentano a fare quel salto necessario a divenire soggetti più rappresentativi ed in grado di gestire interventi di media e grande dimensione.

Il quadro della situazione è stato ricostruito dalla ricerca “L’ associazionismo dei migranti nell’area metropolitana di Roma”, nell’ambito del progetto Ipocad (finanziato dal programma dell’UE FAMI – Fondo Asilo e Migrazione e Integrazione), che vede come capofila la Regione Lazio. Il lavoro di ricerca è stato svolto tra luglio 2017 e marzo 2018 da un gruppo di ricercatori di  CESV – Centro Servizi al Volontariato del Lazio, CEMEA del Mezzogiorno, Assomoldave, Cooperativa Folias, Associazione Tuscolana Solidarietà. Hanno inoltre fornito il loro supporto scientifico ricercatori senior dell’Università di Tor Vergata e di Studio Come.

L’indagine ha preso in considerazione tutte le realtà del Terzo settore (organizzazioni di volontariato, promozione sociale, eccetera), comprese le cooperative, con sede legale nel territorio metropolitano di Roma, che avessero una maggioranza di soci di cittadinanza diversa da quella italiana o una maggioranza del consiglio direttivo (o organi assimilabili) formato da persone di cittadinanza diversa da quella italiana.

 

associazionismo dei migranti
Le tipologie delle associazioni dei migranti

LA MAPPA. La ricerca ha mappato 197 realtà presenti sul territorio. Rispetto a censimenti precedenti, risultano avere cessato la proprio attività o comunque risultano irreperibili altre  141 associazioni (il 39% di quelle conosciute): un dato che sta senza dubbio a testimoniare un’alta mortalità dell’ associazionismo dei migranti.

L’88% delle associazioni ha sede legale in uno dei Municipi di Roma: rimane comunque un 12% di associazioni con sede legale negli altri comuni dell’area metropolitana.

Si tratta prevalentemente di organizzazioni di volontariato (40%). Al secondo e terzo posto vi sono le associazioni culturali (26% ) e quelle di promozione sociale (20%). Sono state rilevate anche  6 associazioni di 2° livello, che raggruppano diverse altre associazioni presenti su tutto il territorio nazionale.

Il 15% delle associazioni ha ormai un’esperienza più che ventennale, il 50% esiste da almeno 10 anni. Un 14%  è stato invece costituito relativamente di recente: segno, come dicevamo, di una discreta vitalità.

Si tratta in genere di associazioni piccole, per il  94% composta da migranti di prima generazione, anche se ce ne sono 11 composte da seconde generazioni: un fenomeno, questo, sicuramente destinato a crescere. Ben il 40% è iscritto ad uno o più di uno dei registri pubblici regionali e nazionali (in questo, le associazioni sono sostenute dai Centri di Servizio per il Volontariato del Lazio).

 

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Le mission delle organizzazioni dei migranti

LA MISSION. Le associazioni si danno sia finalità orientate all’interno delle comunità migranti (come il mutuo aiuto e il rafforzamento dei legami comunitari), sia finalità orientate all’esterno delle comunità stesse (come l’integrazione e il dialogo interculturale).

Minoritaria, ma qualitativamente significativa, è la finalità della partecipazione politica, llegata alle associazioni di seconde generazioni, che si battono per il riconoscimento della cittadinanza ai figli degli immigrati.

Gli ambiti di intervento principali sono comunque la promozione dei diritti e della cittadinanza (attività svolte dal 61% degli enti mappati) e la tutela legale e assistenza nelle pratiche amministrative (32%). Nella pratica quotidiana, questo  si traduce in molteplici attività come campagne di comunicazione sui diritti, sportelli di segretariato sociale, accompagnamento e intermediazione con i servizi, servizio legale. Queste attività sono rivolte nella maggior parte a stranieri in generale, ma a volte sono invece tarate sulle esigenze di target più specifici come donne migranti, seconde generazioni, persone transessuali, e così via.

Sinteticamente, si può dire che le motivazioni per le quali l’ associazionismo dei migranti nasce e opera sono generalmente riconducibili a 3 macro-obiettivi:

  • promuovere l’inclusione sociale dei migranti;
  • promuovere l’intercultura e la conoscenza reciproca tra società di accoglienza e comunità immigrate;
  • promuovere la cooperazione internazionale e lo sviluppo dei paesi di origine.

 

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Le attività prevalenti

ATTIVITÀ E SERVIZI. L’attività più diffusa è sicuramente quella dell’orientamento ed accompagnamento ai servizi. Si tratta anzitutto di informare le persone migranti sulle risorse del territorio – pubbliche e dell’associazionismo – a cui è possibile accedere per ottenere prestazioni utili all’inclusione: servizi sociali, sanitari, percorsi formativi, uffici per l’impiego, eccetera. Spesso le associazioni non si limitano alla sola funzione informativa, ma svolgono un lavoro di accompagnamento, intermediazione, compilazione di domande: un vero e proprio intervento di segretariato sociale.

Alcune associazioni sono impegnate nell’orientamento al lavoro (ce n’è una che si è focalizzata sull’orientamento dei migranti rispetto alla creazione di piccole imprese e un’altra che svolge attività di intrattenimento dei bambini in orario post scolastico, per facilitare le mamme che lavorano). Alcune sono anche impegnate nell’insegnamento della lingua italiana ai migranti. Ce n’è perfino una che si occupa di rimpatrio assistito di migranti che vivono in condizioni di estrema marginalità.

Un altro grosso polo di attività è quello che riguarda l’intercultura e la valorizzazione delle culture di origine dei migranti. Si tratta a ben vedere di un settore all’interno del quale rientrano attività anche molto diverse tra loro, che valorizzano le culture di origine come mezzo per promuovere il dialogo e occasioni di confronto.

Ci sono poi attività che sembrano guardare maggiormente all’interno delle comunità di migranti; in questi casi la finalità è quella di preservare le tradizioni e tenere vivi i legami comunitari. Non si tratta necessariamente di attività in contrasto con quelle su cui abbiamo già posto l’attenzione, ma piuttosto di due esigenze che coesistono.

Una particolare attenzione è riservata alla conservazione della cultura di origine da parte delle seconde generazioni: numerose associazioni organizzano corsi di lingua e cultura di origine, che si tengono dopo l’orario scolastico o nel fine settimana.

 Il terzo e ultimo polo di attività, nelle quali sono impegnate le associazioni, è quello che riguarda la cooperazione internazionale e dunque l’aiuto allo sviluppo dei Paesi di origine dei migranti. Queste attività si intensificano in coincidenza di guerre e calamità che coinvolgono i paesi di origine, ma non si esauriscono in queste situazioni.

 

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Le fonti di finanziamento prevalenti

LE RISORSE. Le risorse – sia le risorse umane che soprattutto  quelle economiche – sono forse il problema maggiore, e una delle cause di fragilità dell’ associazionismo dei migranti. Il primo problema riguarda la difficoltà di reperire sedi a prezzi accessibili, il secondo la difficoltà di coinvolgere professionalità di alto profilo (fa eccezione la figura del mediatore linguistico-culturale che è presente in molte realtà), il terzo è la raccolta fondi.

Il principale canale di raccolta fondi per le associazioni dei migranti sembra essere quello delle sottoscrizioni tra i soci, che può assicurare il minimo indispensabile per portare avanti le attività, ma non permette certo la raccolta di somme importanti.

 Alcune associazioni più intraprendenti riescono tuttavia ad assicurarsi donazioni da soggetti privati, spesso da imprenditori od organizzazioni legate a quella specifica comunità.

Per buona parte delle associazioni è complicato fare fund raising oltre la ristretta cerchia dei soci e della comunità di appartenenza, tuttavia alcune stanno sperimentando piccole campagne. In generale si tratta di organizzare interventi sul territorio per la raccolta di fondi legati a una particolare causa. Nessuna associazione ha riferito invece di aver portato avanti esperienze di crowdfunding on line.

L’ Àassociazionismo dei migranti in genere non partecipa a bandi e avvisi pubblici, anche perché non pensa di avere reali chance di vittoria, ma ce ne sono alcune che fanno eccezione, e che riferiscono di avere una buona capacità di progettazione.

La carenza di fondi si ripercuote ovviamente sulla possibilità di retribuire personale. Le associazioni di migranti si caratterizzano pressoché universalmente come enti basati sul volontariato.

Se avete correzioni o suggerimenti da proporci, scrivete a comunicazione@cesv.org

Scritto da: Redazione

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