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GLI OTTO PRINCIPI PROGETTUALI DELL’ECONOMISTA ELINOR OSTROM

20-03-2017 Categorie: Approfondimenti, In primo piano, Teu Tags: , ,

Questo  articolo è tratto da VDossier n. 3 2016, interamente dedicato alla coprogettazione.

La coprogettazione è uno dei modelli elaborati da Elinor Ostrom (1933-2012), economista statunitense e premio Nobel nel 2009, e illustrati nel suo libro Governing the Commons: The Evolution of Institutions for Collective Action, Cambrid-ge University Press, 1990 (trad. italiana Governare i beni collettivi, Marsilio, Venezia, 2006).

In questo volume, dopo aver analizzato una serie di esperienze sulla gestione dei beni comuni, la studiosa americana ha elaborato otto principi progettuali (design principles) che spiegano la buona riuscita e i positivi risultati ottenuti da tali esperienze. Tanto che questi criteri possono essere “adottati” come modelli di riferimento nella coprogettazione.

Gli otto principi progettuali

  1. Chiara definizione fisica dei confini. Il primo principio evidenzia la necessità di definire in modo sostenibile i confini della coprogettazione. Confini geografici relativi all’ampiezza del contesto territoriale interessato; confini tematici relativi alle problematiche sociali affrontabili con la coprogettazione; confini sociali relativi all’individuazione di coloro che possono usufruire delle risorse collettive costituite dai servizi prodotti in coprogettazione e messi a disposizione della comunità.
  1. principi progettuali
    La copertina del libro di Elinor Ostrom

    Congruenza tra le regole di appropriazione e di fornitura e le condizioni locali. Il secondo principio sottolinea l’esigenza di stabilire chiari indirizzi per orientare l’utilizzazione delle risorse messe a disposizione per l’attuazione del welfare locale. A partire dalle specificità economiche e sociali del contesto territoriale, la realizzazione di servizi in coprogettazione deve fondarsi su un congruente equilibrio tra le risorse impiegate per garantire un adeguato accesso ai servizi dei cittadini (appropriazione) e quelle utilizzate per sostenere la produzione stessa dei servizi (fornitura). Questo tema è cruciale per lo sviluppo del sistema di welfare locale, in quanto sono da regolare interessi non immediatamente convergenti. Cittadini che sono in difficoltà economica possono, infatti, legittimamente aspettarsi dei servizi di sostegno al reddito che comportino trasferimenti monetari o contribuzioni dirette alle spese sostenute, mentre cooperative o associazioni che si occupano di problemi abitativi o lavorativi possono legittimamente aspettarsi la possibilità di usufruire di risorse collettive per sostenere progettualità che richiedono l’esercizio di attività lavorative remunerate. Non necessariamente le aspettative dei diversi soggetti sono tra loro in contrasto ma, per evitare inopportuni squilibri, la coprogettazione deve regolare con attenzione l’utilizzazione delle risorse comuni per garantire contemporaneamente in modo soddisfacente l’accesso ai servizi e la realizzazione delle necessarie attività di produzione.

  1. Metodi di decisione collettiva. Il terzo principio pone al centro dell’attenzione il tema del potere, evidenziando la necessità di sostanziare l’indirizzo democratico e partecipativo della coprogettazione strutturando processi decisionali improntati alla collegialità. In uno specifico contesto territoriale i diversi attori della coprogettazione (enti locali, soggetti del Terzo settore, cittadini), cioè i produttori e gli utilizzatori dei servizi realizzati, devono poter contribuire a definire, e all’occorrenza modificare, le regole che orientano la funzionalità complessiva del sistema operativo istituito dalla coprogettazione stessa.
  1. Il quarto principio ha a che fare con la natura stessa della coprogettazione, che – realizzandosi attraverso l’apporto di più soggetti che operano all’interno di un sistema di relazioni non gerarchizzato – richiede un efficace e costante esercizio di funzioni di controllo. Occorre quindi individuare il soggetto al quale affidare questa responsabilità (può essere un organismo collegiale di direzione della coprogettazione o un altro soggetto composto dai diversi attori della coprogettazione, ma che non esercita altre responsabilità organizzative), che dovrà in particolare controllare le modalità con cui sono utilizzate le risorse collettive e i comportamenti di coloro che usufruiscono dei servizi, rispondendo del loro operato alla comunità.
  1. Sanzioni progressive. Il quinto principio scaturisce dalla necessità di proteggere la coprogettazione attraverso l’applicazione di sanzioni a coloro che violano norme operative condivise. Questo principio evidenzia la necessità di esercitare in modo rigoroso le funzioni di responsabilità gestionale anche in situazioni critiche, nella consapevolezza che sistemi che si sviluppano all’interno di logiche di autogoverno non possono minimizzare comportamenti che potrebbero generare conseguenze più gravi.
  1. Meccanismi di risoluzione dei conflitti. Il sesto principio sollecita l’attivazione di dispositivi per trattare in modo rapido e precoce i conflitti che possono insorgere tra destinatari di servizi o tra destinatari e operatori. Considerando le tensioni conflittuali – aspetti naturalmente ricorrenti nelle intense interazioni che si sviluppano nelle esperienze di produzione di servizi – lo sviluppo di competenze e di metodologie dedicate al loro trattamento costituisce un requisito essenziale per fare in modo che la coprogettazione possa proporsi come prospettiva capace di sviluppare un welfare relazionale.
  1. Riconoscimento dei diritti di organizzarsi. Il settimo principio richiama la necessità di promuovere la partecipazione dei cittadini e dei destinatari dei servizi in attività di verifica e indirizzo della coprogettazione, riconoscendo loro rappresentanze e favorendo l’espressione di loro contributi.
  1. Organizzazioni articolate su più livelli. Infine, l’ottavo principio pone l’attenzione sulla dimensione organizzativa della coprogettazione, richiamando la necessità di sviluppare adeguate articolazioni proporzionate all’ampiezza dei contesti territoriali e alla molteplicità dei temi sociali affrontati. In particolare, quando la coprogettazione affronta diverse problematiche sociali in contesti territoriali ampi, per garantire le necessarie cooperazioni e valorizzare le autonomie operative dei diversi soggetti, occorre sviluppare un’articolazione organizzativa su più livelli concentrici.

“No Panacea”

Questi principi progettuali sono gli elementi che hanno prodotto – nei casi studiati da Ostrom – delle istituzioni solide che si sono adattate ai cambiamenti interni o esterni per durare nel tempo.

principi progettuali
Rospetto delle regole e fiducia: la ricetta di Elinor Ostrom

Volontario rispetto delle regole condivise e fiducia tra i partner quindi sono le chiavi del successo che permettono alle istituzioni comunitarie di funzionare.

Come sostiene Ostrom in Governare i beni collettivi, «Invece di una sola soluzione a un solo problema, sostengo che esistano molte soluzioni per far fronte a molti problemi diversi tra di loro. Le soluzioni istituzionali ottimali non possono essere progettate facilmente e imposte a basso costo da autorità esterne; la “messa a punto delle istituzioni” è un processo difficile, lungo e conflittuale che richiede informazioni affidabili sulle variabili temporali e ambientali, nonché un vasto repertorio di regole accettabili dal punto di vista sociale e culturale».

Non a caso il motto di Elinor Ostrom è: “No Panacea”, cioè non regole uguali per tutti, né soluzioni valide per tutti i casi; anzi, non sempre la soluzione è garantita.

Scritto da: Redazione

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